uno spazio dedicato a un grande incisore fiorentino


Fin dal Seicento, negli ambienti posti sotto alle cappelle Castellani e Baroncelli, ebbe sede una confraternita che riuniva i librai, cartolai e stampatori di Firenze. Oggi non è più possibile riconoscere l’antica destinazione ma, in una delle volte sottostanti alla cappella Baroncelli, si intravedono ancora affreschi – realizzati dall’incisore Giuseppe Zocchi nel 1751 – che sono stati graffiati per poterci ridipingere sopra.

Anche il salone sotto la cappella Castellani, caratterizzato da un grande pilastro centrale, era utilizzato dalla confraternita, e l’uso cui gli ambienti sono oggi destinati risulta in linea con quello antico: per l’impegno di Padre Massimiliano Rosito e della rivista “Città di Vita”, dal 25 ottobre 1980 vi sono infatti esposte le opere dell’incisore Pietro Parigi.

Nato a Settimello (presso Sesto Fiorentino) il 20 settembre 1892, Pietro Parigi ha frequentato dal 1906 al 1912 la Scuola Professionale delle Arti Decorative che aveva allora sede in Santa Croce. Mutilato al braccio sinistro nel corso della prima guerra mondiale, tornò nella bottega di orefice in Borgo San Jacopo dove aveva lavorato precedentemente al conflitto. Dal 1927 si è dedicato all’insegnamento, prima all’Istituto d’Arte di Perugia, poi a quello di Firenze.

Parigi ha utilizzato soprattutto la xilografia, cioè l’incisione su matrici in legno: una tecnica molto diffusa tra Quattro e Cinquecento e adottata in seguito soprattutto per l’illustrazione di testi popolari.

L’esposizione raccoglie la quasi totalità della produzione di Pietro Parigi, riunita nel corso degli anni grazie anche a numerose donazioni: oltre ottocento xilografie e circa centoquaranta matrici in legno, rame e linoleum incise nel corso di una vita quasi centenaria.

Autoritratto di Pietro ParigiNegli anni Venti e Trenta Parigi ha collaborato a riviste quali “Critica Musicale”, ”Illustrazione toscana” e “Il Frontespizio”.

Innumerevoli sono i volumi, pubblicati tra il 1923 e il 1981, illustrati dalle sue xilografie. Solo per citarne alcuni: Fra Diavolo di Piero Bargellini (1932), la Storia della letteratura italiana di Giovanni Papini (1937) e il Diario di un parroco di campagna di Nicola Lisi (1949), tutti editi per i tipi di Vallecchi.

Manifesto di Pietro ParigiNumerosi sono anche i manifesti realizzati per l’Istituto del Dramma Popolare di San Miniato, per la Basilica di Santa Croce e per lo Studio Teologico per Laici. Fino alla morte, avvenuta il 5 ottobre 1990, Pietro Parigi ha prestato la sua opera per il bimestrale “Città di Vita”, che ancora oggi ripropone a ogni uscita le sue xilografie.

 

 

Alla mostra è annesso un archivio storico che raccoglie la schedatura delle opere di Parigi, documenti e articoli sulla sua attività.



Realizzato da Culturanuova