Il lunghissimo ambiente che si estende sotto il transetto
di Santa Croce (detto cripta) costituisce le
fondamenta della chiesa e fu la prima parte a essere edificata a partire dal 1294.
Questo e gli altri vasti spazi sotterranei sono stati utilizzati sia per accogliere
le numerosissime sepolture che per ospitare le 17
confraternite che vi ebbero sede nel corso dei secoli.
A
seguito delle soppressioni della compagnie
religiose decretate dal granduca Pietro Leopoldo nel 1785 e a causa dei danni provocati
dall'alluvione del 1844, i sotterranei divennero deposito di materiali di scarto.
Negli anni Trenta del Novecento, in considerazione del degrado e della necessità
del risanamento di questa parte del Complesso, ma anche per legittimare il Fascismo con l'assegnazione
di un posto nel Pantheon nazionale, fu proposto di utilizzare quegli spazi per onorare
la memorai dei "Caduti per l'idea fascista". Gli interventi per la trasformazione in
Sacrario vennero affidati nel 1934 ad Alfredo Lensi, capo dell'Ufficio Belle Arti
del Comune. Si scrisse allora: "Nessun luogo è più mistico e
più suggestivo di questo, già sacro ai fiorentini per le tombe delle
loro più antiche e nobili famiglie, come dimostrano i molti stemmi che ancora
adornano queste pareti".
Nell’ambulacro sotto il transetto e
nella parte centrale sotto la Cappella maggiore furono collocate 37 grandi arche
in pietra serena destinate ad accogliere le spoglie dei "Caduti per l'idea
fascista". Sulle pareti ricorreva la scritta "Presente", un saluto
in risposta all'appello del nome del defunto che era stato codificato da tempo divenendo
il rito fascista per eccellenza, perchè da riti di morte i funerali si trasformavano
in riti di vita. Gli interventi furono condotti con tanta celerità che
la solenne traslazione delle salme e l'inaugurazione del nuovo Sacrario potè
aver luogo il 27 ottobre 1934, dodicesimo anniversario della marcia su Roma.
I
lavori di rinnovamento dei sotterranei proseguirono e l'ampio vano sotto la
sagrestia fu scelto per ricordare i soldati fiorentini caduti nel corso
della prima guerra mondiale. Il Famedio - cioè tempio funerario situato all'interno
di un cimitero e dedicato alla memoria di personaggi illustri - venne trasformato
sotto la direzione di Alfredo Lensi, secondo un progetto datato 14 dicembre 1934.
Le pareti furono rivestite di lastre di marmo nero su cui vennero incisi i nomi
dei 3672 fiorentini caduti nel primo conflitto mondiale, disposti in ordine alfabetico
e con l'indicazione del grado militare.
Sulla parete di fondo, dietro l'altare,
fu applicata un'iscrizione dedicatoria dettata dal critico Ugo Ojetti. Nella ricorrenza
del 4 novembre 1937 - diciannovesimo anniversario della vittoria nella prima guerra
mondiale - il Famedio venne inaugurato da Vittorio Emanuele III. L’anno
successivo, anche in previsione della visita di Hitler a Firenze, fu realizzato
nei sotterranei il Sacrario dei caduti per l'Impero (cioè in Africa)
e dei Legionari caduti in Spagna.
Passata la guerra, con la Liberazione e la caduta del Fascismo, il Sacrario "dei
Caduti fascisti" divenne oggetto di discussioni, ma non si intervenne
subito e solo nel 1950 vennero disfatte le grandi arche dei caduti per la "Rivoluzione
fascista", la scritta "Presente" che ricorreva sulle pareti, i
fasci littori e le iscrizioni.
Tutte le salme furono trasferite in un cimitero cittadino e si procedette alla trasformazione
degli ambienti nel Sacrario dedicato ai fiorentini caduti per la Patria dopo
la Prima guerra mondiale, inaugurato nel 1956.
Solo il Famedio, essendo consacrato al ricordo dei caduti di una guerra la cui memoria
non suscita controversie, non è stato manomesso e conserva intatto l’assetto
originario.