Duecentottanta tombe pavimentali (dette anche terragne)
sono ancora conservate in Santa Croce. Si tratta di un patrimonio prezioso poiché
in altre chiese sono state eliminate nel corso di restauri. Le lastre pavimentali
sono anche soggette all’usura del calpestio di milioni di visitatori, tanto
che si è resa necessaria la copertura provvisoria di alcune di esse, mentre
altre sono protette da una cordonatura sorretta da ritti metallici.
Le tombe più antiche di Santa Croce sono costituite da lastre marmoree disposte
sul pavimento, una tipologia che unisce l’aspirazione a segnalare il luogo
della propria sepoltura con il desiderio di umiltà, in accordo con il pensiero
degli Ordini mendicanti, e dunque dei francescani. La lastra tombale pavimentale,
destinata a essere calpestata, simboleggia anche il ritorno alla terra a cui tutti
gli uomini sono destinati.
Il transetto era considerato il luogo più adeguato per le sepolture data
la vicinanza agli altari: le tombe più antiche furono collocate in prossimità
dell’abside non solo perché luogo più sacro, ma anche perché
fu la prima parte della chiesa a essere costruita a partire dalla fine del Duecento.
La sepoltura nel pavimento della nuova chiesa spettò inizialmente ai francescani
che avevano ricoperto ruoli importanti nell’Ordine, in seguito ai laici la
cui vita era stata dedicata al servizio della città e soprattutto agli uomini
d’arme. Sempre più spesso vennero poi inumati nel pavimento di Santa
Croce i corpi dei membri delle più potenti e ricche famiglie del quartiere,
che con le loro donazioni resero possibile la costruzione e decorazione dell’edificio.
La realizzazione intorno al 1570 degli altari lungo le pareti resero le navate laterali
luoghi altrettanto ricercati per le sepolture. L’uso delle tombe pavimentali
non cessò nel Settecento, ma nel corso dell’Ottocento fu soppiantato
dai sepolcri monumentali e dall’uso dei cimiteri esterni alle città.
Le lastre tombali pavimentali possono essere iconiche (cioè con le figure
dei defunti a bassorilievo) o aniconiche, cioè decorate solo da motivi ornamentali
o stemmi. Le tombe iconiche presentano l’immagine del defunto – il cui
viso è generalmente rivolto all’altare – scolpita a bassorilievo
in dimensioni quasi naturali, con stemmi negli angoli. Quando le lapidi sono prive
di figure umane, il compito di rendere individuabile il defunto è affidato
a scudi con lo stemma. I “chiusini” rappresentano infine la più
semplice tipologia di tomba pavimentale: lastre di piccole dimensioni, senza ornamenti
o decorate, apribili per consentire l’accesso alla sepoltura sottostante.
Tutte le lapidi sono circondate da una cornice marmorea con motivi decorativi più
o meno complessi. Nelle tombe trecentesche l’iscrizione è incisa lungo
il perimetro della lapide in caratteri gotici, mentre in quelle quattrocentesche
l’iscrizione, in caratteri romani, si dispone intorno allo stemma, per ritornare
perimetrale nelle tombe più recenti.
Le tombe terragne, cioè collocate sul pavimento, di Santa Croce sono ancora
in corso di censimento e inventariazione: un patrimonio prezioso poiché in
altre chiese sono state eliminate nel corso di restauri. Le lastre pavimentali sono
anche soggette all’usura del calpestio di milioni di visitatori, tanto che
si è resa necessaria la copertura provvisoria di alcune di esse, mentre altre
sono protette da una cordonatura sorretta da ritti metallici.
Alcune lastre sono particolarmente significative:
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Lastra tombale di Biordo degli Ubertini († 1348)
Lapide iconica che rappresenta il condottiero con l’armatura, le mani giunte
e la testa appoggiata su un cuscino. Il corpo è incorniciato da un tabernacolo
di gusto gotico.
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Lastra tombale di Bartolomeo Valori († 1427)
La lapide è stata realizzata da
Lorenzo Ghiberti dopo la morte del Valori, avvenuta nel 1427. Può
essere considerata come il primo esempio di lapide rinascimentale perché,
a differenza di quelle precedenti in cui lo scultore non considerava la destinazione
dell’opera, i piedi assumono una posizione che tiene conto del fatto che il
corpo giace supino; inoltre il tabernacolo viene eliminato e la rappresentazione
è più realistica. Molte tombe successive imitarono questo modello
del Ghiberti.
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Lastra tombale di Gregorio Marsuppini
Già Vasari attribuisce
a Desiderio da Settignano
la lastra tombale di Gregorio Marsuppini, posta ai piedi del monumento al figlio
Carlo: le due opere sono probabilmente coeve e dunque databili intorno al 1459.
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Lastra tombale di Francesco Nori († 1478)
La lastra tombale di Francesco Nori, morto il 26 aprile 1478 durante la Congiura
dei Pazzi per salvare Lorenzo de’ Medici,
è posta ai piedi del Monumento Nori di
Antonio Rossellino. Il monumento era stato voluto da Francesco per commemorare
il padre Antonio, per sé e i propri familiari: è composto da una Madonna
col Bambino entro una mandorla con teste angeliche sotto un baldacchino,
da due bracci di candelabro in bronzo, da un'acquasantiera a navicella e da una
iscrizione commemorativa.
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