Cappella Pazzi

Cappella Pazzi Filippo Brunelleschi ha creato nella Cappella Pazzi uno spazio ideale, armoniosamente definito da rapporti proporzionali, secondo i princìpi maturati a Roma misurando e disegnando gli edifici antichi, tra i quali il Pantheon.

La cappella fu commissionata a Brunelleschi da Andrea de’ Pazzi nel 1429, ma i lavori si protrassero a lungo anche dopo la morte dell’architetto nel 1446, e non venne mai ultimata perché la famiglia subì le conseguenze della Congiura ordita contro i Medici da Jacopo e Francesco de' Pazzi insieme all'arcivescovo di Pisa Francesco Salviati.
Nel corso dell'agguato Giuliano, fratello di Lorenzo il Magnifico fu ucciso in duomo durante la messa il 26 aprile 1478.


La cappella, utilizzata come Capitolo, cioè luogo di adunanza, dei frati di Santa Croce è preceduta da un pronao o atrio su sei colonne corinzie che affiancano l’arco centrale. Ha pianta rettangolare composta da un vano quadrato con cupola a ombrello e due ali coperte da volte a botte con lacunari.

Soffitto della Cappella Pazzi La parete di fondo si apre su una scarsella, vale a dire una piccola abside a pianta quadrata coperta da una cupoletta, decorata da un affresco che riproduce il cielo di Firenze il 4 luglio 1442. Un affresco di soggetto analogo si trova nella scarsella della Sagrestia Vecchia di San Lorenzo.

Cupoletta centrale della Cappella Pazzi L'attribuzione del pronao a Brunelleschi è ancora oggi oggetto di discussione fra gli studiosi, e viene variamente riferito a Michelozzo, Rossellino o Giuliano da Maiano.

La cupoletta centrale è decorata da tondi e stemma della famiglia Pazzi (due delfini contrapposti) in terracotta invetriata, opera di Luca della Robbia.


Numerosi artisti hanno contribuito a completare la decorazione della Cappella Pazzi: a Giuliano da Maiano si devono la cornice e i battenti del portone; a Luca della Robbia il rilievo con Sant’Andrea in trono sopra il portale e i tondi in terracotta invetriata con gli Apostoli nella cappella.
A Brunelleschi stesso sono attribuiti i quattro Evangelisti nei pennacchi e a Desiderio da Settignano e suo fratello Geri, i cherubini nei medaglioni del fregio esterno.
Alesso Baldovinetti è autore del cartone della vetrata con Sant’Andrea.