L’ultima sala del Museo dopo l’Alluvione. Un restauratore osserva l’Ultima Cena di Giorgio Vasari già interamente velinata. Sull’altra parete si trova la Deposizione di Cristo di Alessandro Allori, anch’essa velinata – Archivio dell’Opera di Santa Croce  (Foto Epoca/Mondadori)

L’Ultima Cena di Vasari, storia di un recupero

La storia dell’Ultima Cena attraversa mezzo secolo. Il tempo del recupero comprende ricerca, difficoltà e un lavoro che unisce la cura del legno a quella della pittura.

Una scena costruita in cinque parti

La storia dell’Ultima Cena attraversa mezzo secolo. Il tempo del recupero comprende ricerca, difficoltà e un lavoro che unisce la cura del legno a quella della pittura.

Vasari dipinse l’Ultima Cena per il refettorio delle monache delle Murate, nel Cinquecento. L’opera arrivò a Santa Croce nel 1815. Cinque pannelli accostati compongono una scena larga oltre sei metri: questa struttura rese particolarmente complesso il recupero dopo l’alluvione.

Nell’emergenza la superficie fu coperta con carte protettive e i pannelli vennero separati. Dopo l’immersione il legno, asciugandosi, si ritirava, mentre la pittura restava sollevata e increspata. Il sostegno e gli strati dipinti non avevano più lo stesso rapporto di prima.

L’attesa e il ritorno

La decisione iniziale di rinviare il restauro permetteva di osservare l’opera dopo la messa in sicurezza. L’attesa si prolungò tuttavia per decenni, fra diversi depositi e con risorse che non sempre furono sufficienti a sostenere il lavoro. La storia non fu un percorso lineare: alla difficoltà tecnica si aggiungeva la necessità di mantenere continuità e attenzione nel tempo.

Il ritorno alla Fortezza da Basso nel 2004 aprì una nuova fase di studio, ricerca, sperimentazione e intervento. I restauratori del supporto e della pittura lavorarono insieme. Per far riaderire il colore non bastava riportarlo verso il legno: occorreva risanare la struttura e offrire agli strati increspati uno spazio compatibile con la loro superficie. Si trattava, in pratica, di ricostruire le condizioni che avrebbero permesso di conservarlo in futuro.

Dal ricongiungimento alla tutela

Nel 2013 i cinque pannelli furono nuovamente riuniti. Il sistema di sostegno restituiva stabilità lasciando al legno la possibilità di rispondere alle variazioni ambientali. Seguì il completamento del lavoro pittorico.

Nel 2016 l’Ultima Cena tornò nel Cenacolo, per il cinquantesimo anniversario dell’alluvione. Il recupero fu realizzato dall’Opificio delle Pietre Dure con la collaborazione dell’Opera di Santa Croce e il sostegno di Getty Foundation, Prada e Protezione Civile. Un sistema di sollevamento basato su contrappesi e carrucole fu progettato per portare l’opera a una quota più alta in caso di emergenza: la restituzione al pubblico comprendeva anche la sua protezione.

Il restauro dell'Ultima cena di Vasari

Il ritorno dell'Ultima cena di Giorgio Vasari a Santa Croce e il sistema di sollevamento nel Cenacolo