
Un lavoro di squadra
Istituzioni, restauratori, studiosi e sostenitori
Il restauro della cappella Bardi è stato un progetto collettivo, reso possibile dall’incontro tra competenze diverse. Restauratori, storici dell’arte, architetti, fotografi, chimici, fisici ed esperti di diagnostica hanno lavorato insieme per conoscere le pitture, affrontarne i problemi conservativi e interpretare le tracce lasciate dal cantiere di Giotto.
Il progetto è stato realizzato dall’Opificio delle Pietre Dure insieme all’Opera di Santa Croce, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. Alle attività hanno collaborato centri di ricerca, laboratori scientifici e professionisti italiani ed europei, mettendo a disposizione strumenti e metodologie di indagine non invasiva.
Il ruolo del Comitato scientifico
Il restauro non ha richiesto soltanto soluzioni tecniche. Una delle questioni più complesse ha riguardato la presentazione finale di un ciclo profondamente segnato dalle lacune e dagli interventi subiti nel corso dei secoli.
| Come migliorare la leggibilità delle scene senza ricostruire arbitrariamente ciò che è andato perduto? Quali integrazioni conservare come testimonianza storica? Come distinguere con chiarezza l’intervento contemporaneo dalla pittura originale? |
Queste scelte sono state affrontate con il contributo di un Comitato scientifico composto da esperti di restauro e da studiosi dell’opera di Giotto: Cristina Acidini, Giorgio Bonsanti, Mauro Matteini, Emanuela Daffra, Serena Romano, Andrea De Marchi, Sonia Chiodo, Antonella Ranaldi ed Emanuela Ferretti.
Il confronto tra le diverse competenze ha permesso di definire un metodo rispettoso dell’opera e della sua storia. Le grandi perdite legate alla presenza dei monumenti funebri ottocenteschi sono rimaste riconoscibili, mentre le parti ricostruibili dell’architettura dipinta e le piccole lacune sono state trattate con interventi calibrati e chiaramente distinguibili dall’originale.
Un progetto condiviso
La realizzazione del progetto è stata possibile grazie al fondamentale sostegno di Fondazione CR Firenze e al contributo di ARPAI – Associazione per il Restauro del Patrimonio Artistico Italiano, anche attraverso lo strumento dell’Art Bonus.
Al progetto hanno contribuito inoltre Dominique Marzotto Desforges, in memoria dei conti Florence e Paolo Marzotto e di Fabio Gori, Jon e Barbara Landau e William von Mueffling, insieme ai numerosi donatori che hanno partecipato alla campagna Giving4Giotto.
La conclusione del restauro rappresenta il risultato di questo impegno condiviso. Le conoscenze acquisite, la documentazione prodotta e gli strumenti di monitoraggio predisposti continueranno a guidare la conservazione delle pitture nel futuro.
Parole d’arte
| Termine | Significato |
| Opificio delle Pietre Dure | Istituto del Ministero della Cultura specializzato nella conservazione, nello studio e nel restauro delle opere d’arte, riconosciuto come centro di eccellenza a livello internazionale. |
| Soprintendenza | Ufficio territoriale del Ministero della Cultura incaricato di tutelare il patrimonio archeologico, storico, artistico e architettonico. |
| Alta sorveglianza | Attività di controllo e indirizzo tecnico-scientifico esercitata dalla Soprintendenza sugli interventi che riguardano un bene culturale tutelato. |
| Comitato scientifico | Gruppo di specialisti chiamato a valutare e accompagnare le scelte più importanti di un progetto di studio o di restauro. |
| Integrazione pittorica | Intervento eseguito nelle zone in cui il colore è andato perduto per ridurre la frammentazione dell’immagine, senza coprire la pittura originale e mantenendo riconoscibile l’azione del restauratore. |
| Art Bonus | Agevolazione fiscale che riconosce un credito d’imposta a chi sostiene con una donazione interventi a favore del patrimonio culturale. |