
Genesi di un restauro
Il restauro degli affreschi di Giotto nella Cappella Bardi è stato affidato dall'Opera di Santa Croce all'Opificio delle Pietre Dure (OPD), il più prestigioso ente per il restauro in Italia e un’eccellenza nel mondo.
Dalle prime indagini alla conclusione dell’intervento
Il progetto di studio e restauro delle pitture murali di Giotto nella cappella Bardi nasce da un lungo percorso di ricerca e tutela. L’intervento è stato affidato dall’Opera di Santa Croce all’Opificio delle Pietre Dure (OPD), istituto del Ministero della Cultura e centro di eccellenza internazionale nel campo della conservazione e del restauro.
Già nel 2010 l’Opificio delle Pietre Dure condusse, grazie al finanziamento del Getty Conservation Institute, un’innovativa campagna di indagini non invasive sulle cappelle Bardi e Peruzzi. Quell’iniziativa, confluita nel progetto di ricerca "Progetto Giotto”, permise di approfondire la conoscenza della tecnica pittorica del maestro e della sua bottega e di valutare con maggiore precisione lo stato di conservazione dei due cicli.
Le analisi evidenziarono la presenza di distacchi degli intonaci, sollevamenti e cadute della pellicola pittorica, sali solubili, depositi superficiali e materiali utilizzati nei precedenti restauri che, con il tempo, si erano alterati. Le numerose lacune e abrasioni rendevano inoltre difficile cogliere la continuità e la forza della straordinaria invenzione figurativa di Giotto.
Nel 2018 Marco Ciatti, allora soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure, mise a punto e firmò il primo accordo tra OPD, Opera di Santa Croce e ARPAI. Dopo il rallentamento imposto dalla pandemia, il progetto entrò nella sua fase operativa nel luglio 2022.
Per quattro anni conservazione, ricerca e documentazione hanno proceduto insieme. L’intervento ha consentito di consolidare le aree nelle quali i distacchi tra l’intonaco e il supporto murario (o tra i diversi strati di intonaco) apparivano più instabili e a rischio caduta, consolidato le parti più fragili, ridotto i fenomeni di degrado, legati soprattutto alla presenza di sali solubili, rimosso depositi e materiali alterati e sostituito molte delle vecchie stuccature, realizzate negli anni '50 con materiali sintetici,
Particolarmente complessa è stata la definizione dell’immagine finale. L’obiettivo non era ricostruire ciò che è andato irrimediabilmente perduto, ma restituire al ciclo la massima leggibilità possibile, rispettando al tempo stesso le tracce della sua travagliata storia conservativa.
La conclusione del restauro apre oggi una nuova fase. Le pitture sono nuovamente leggibili nella loro articolazione e i dati raccolti attraverso indagini scientifiche, rilievi digitali e osservazioni dirette costituiscono una base preziosa per continuare a studiare l’opera e monitorarne nel tempo lo stato di conservazione.
Parole d’arte
| Termine | Significato |
| Indagini non invasive | Analisi che permettono di studiare un’opera e i suoi materiali costitutivi (dal punto di vista chimico, morfologico e strutturale) senza prelevare campioni di materia. |
| Intonaco | Strati di malta stesi sulla parete che costituiscono il supporto della pittura murale. |
| Distacco | Separazione tra gli intonaci di rivestimento della parete che supportano la pittura murale. Separazione della pellicola pittorica dal supporto. Entrambi i fenomeni necessitano dell’intervento di restauro tra i diversi strati di malta che lo compongono o tra questi e la pellicola pittorica. |
| Pellicola pittorica | I sottili strati di colore che compongono l’immagine visibile sulla superficie dell’intonaco. |
| Sali solubili | Composti inorganici disciolte e trasportat dall’acqua o dall'umidità che possono cristallizzare all’interno dell’intonaco o sulla superficie pittorica, causando patine, sollevamenti e perdite di colore. |
| Stuccatura | Intervento finalizzato a colmare una lacuna dell’intonaco con un impasto simile o compatibile con i materiali originali. |