3. Indagine dei distacchi di intonaco mediante interferometria olografica (DHSPI)

Indagini diagnostiche

Vedere l’invisibile per conoscere, conservare e restaurare

Ogni intervento di restauro comincia dalla conoscenza dell’opera. Nel caso della cappella Bardi, le indagini avviate nel 2010 con il Progetto Giotto hanno costituito il punto di partenza di un percorso di ricerca proseguito durante tutte le fasi del cantiere.

il restauro

Indagine dei distacchi di intonaco mediante interferometria olografica (DHSPI)

Una mappa della cappella

Prima di intervenire sulle pitture è stata realizzata un’accurata documentazione fotografica ad alta risoluzione. Le superfici sono state osservate in condizioni diverse: con luce diffusa, per registrare il loro aspetto generale; con luce radente, per evidenziare irregolarità, sollevamenti e incisioni; con radiazione ultravioletta, per riconoscere la presenza e la distribuzione di materiali originali o appartenenti a precedenti restauri.

Un rilievo laser scanner ha permesso di costruire un modello digitale tridimensionale dell’intera cappella. Su questo modello HBIM 3D sono stati progressivamente registrati i risultati delle analisi, le condizioni delle superfici e gli interventi eseguiti.

La struttura muraria è stata studiata anche attraverso un’indagine georadar effettuata con un dispositivo che non richiede il contatto con le pareti. La termografia ha invece consentito di individuare disomogeneità nascoste, distacchi tra gli strati dell’intonaco e le buche pontaie utilizzate per sostenere il ponteggio originale di Giotto.

Alla ricerca hanno partecipato anche laboratori europei dotati di strumenti mobili e non invasivi, impiegati per riconoscere e mappare i distacchi presenti sotto la superficie e le aree già interessate da riempimenti eseguiti nei restauri precedenti.

Dalle analisi alle scelte di restauro

Le indagini hanno evidenziato fratture nelle pareti laterali, distacchi degli intonaci, sollevamenti della pellicola pittorica, depositi superficiali e una diffusa presenza di sali solubili. Sono stati inoltre individuati materiali sintetici e ritocchi risalenti probailmente al restauro di Leonetto Tintori che, con il trascorrere del tempo, si erano alterati.

I distacchi sono stati consolidati attraverso iniezioni di malte compatibili o fermature puntuali. La quantità dei sali presenti negli intonaci è stata ridotta mediante ripetute applicazioni di materiali assorbenti e trattamenti specifici, scelti in base alle diverse sostanze individuate.

La pulitura ha rimosso i depositi, i residui dei vecchi fissativi e i ritocchi alterati. Particolarmente complesso è stato l’intervento sulla volta, dove uno spesso strato grigio di ossalato di calcio ha richiesto l’impiego del laser, seguito da applicazioni localizzate di materiali assorbenti.

Ogni operazione è stata calibrata per non cancellare le tracce dei leganti e delle stesure pittoriche originali. Anche quando appaiono frammentarie, queste tracce costituiscono infatti una fonte preziosa per comprendere la tecnica di Giotto e l’aspetto che le pitture dovevano avere nel Trecento.

Molte stuccature sintetiche realizzate nei precedenti restauri sono state rimosse e sostituite con impasti a base di calce, sabbia setacciata e polvere di marmo, più compatibili con gli intonaci originali. 

Sono rimaste sottolivello (e quindi cosnervate) le stuccature corrispondenti agli spazi un tempo occupati dai due monumenti funebri ottocenteschi, testimonianza di una perdita legata a un preciso momento storico.

Le immagini nascoste

Le tecnologie diagnostiche hanno permesso di riconoscere anche particolari pittorici ormai invisibili a occhio nudo. Uno dei risultati più sorprendenti è emerso nella scena dell’Apparizione al Capitolo di Arles.

Grazie alla tecnica XRF mapping, applicata con la strumentazione dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Firenze, è stata rilevata la distribuzione del piombo presente nei pigmenti. La mappa ottenuta ha restituito l’immagine di un crocifisso dipinto sulla parete di fondo della sala del capitolo, oggi non più visibile a causa del degrado e delle operazioni di descialbo subite in passato.

1. Immagine delle pareti della Cappella Bardi in Luminescenza UV

Immagine delle pareti della Cappella Bardi in Luminescenza UV

Una conoscenza per il futuro

Fotografie, analisi scientifiche e rilievi digitali consentiranno di ricomporre idealmente alcuni aspetti perduti della decorazione e di approfondire lo studio della tecnica di Giotto e della sua bottega.

La documentazione raccolta costituisce soprattutto uno strumento fondamentale per il futuro: permetterà di monitorare con precisione lo stato delle pitture, riconoscere tempestivamente eventuali nuovi fenomeni di degrado e programmare interventi mirati di conservazione

Indagine per lo studio delle murature mediante apparecchio Georadar no-touch

Indagine per lo studio delle murature mediante apparecchio Georadar no-touch

Parole d’arte

Termine

Significato

Luce radente

Illuminazione diretta quasi parallelamente alla superficie, utilizzata per mettere in evidenza elementi della tecnica pittorica: giornate, rilievi, incisioni, oppure fenomeni di degrado quali: deformazioni e sollevamenti difficili da vedere con una luce frontale.

Radiazione ultravioletta

Tipo di radiazione non visibile all’occhio umano che permette di distinguere materiali diversi e quindi riconoscere ritocchi o sostanze applicate durante precedenti restauri.

Modello HBIM 3D

Ricostruzione digitale tridimensionale di un edificio storico nella quale possono essere organizzate informazioni sulla struttura, sui materiali, sullo stato di conservazione e sugli interventi eseguiti.

Georadar

Strumento che utilizza onde elettromagnetiche per studiare la struttura interna delle murature e individuare strati e disomogeneità non visibili in superficie.

Termografia

Tecnica d’indagine non invasiva che registra le differenze di temperatura delle superfici. Queste variazioni possono rivelare vuoti, distacchi o elementi nascosti all’interno della parete.

XRF mapping

Tecnica d’indagine non invasiva utilizzata per rilevare la distribuzione di alcuni elementi chimici presenti nei pigmenti. I risultati vengono trasformati in mappe che possono far riemergere virtualmente immagini oggi non più visibili.