restauro

La conservazione degli affreschi attraverso i secoli

L'origine di un capolavoro e il dilemma della ricostruzione 

Dall’occultamento settecentesco al restauro concluso nel 2026

Commissionata con ogni probabilità da Ridolfo de’ Bardi, esponente della potente famiglia di banchieri fiorentini, la cappella presenta una decorazione pittorica estesa su circa 180 metri quadrati. Sulle pareti laterali Giotto e la sua bottega rappresentarono in sei grandi scene alcuni momenti cruciali della vita di san Francesco, ai quali si aggiungono le Stimmate dipinte sopra l’arcone d’ingresso, le figure dei santi sulla parete di fondo e le allegorie delle virtù francescane nella volta.

La datazione del ciclo è ancora oggetto di confronto tra gli studiosi. Le pitture furono certamente realizzate dopo il 1317, anno della canonizzazione di san Ludovico di Tolosa, raffigurato sulla parete di fondo della cappella, e appartengono alla fase matura dell’attività di Giotto.

La storia conservativa di questo capolavoro è particolarmente complessa. Le pitture murali furono nascoste sotto diverse imbiancature a calce in un momento non ancora precisato, ma certamente anteriore al 1730. È probabile che questo intervento avesse almeno in parte risparmiato la parete di fondo.

All’inizio dell’Ottocento, nel registro inferiore delle pareti laterali, furono inseriti i cenotafi di due architetti granducali: Giuseppe Salvetti, nel 1812, e Niccolò Gaspero Maria Paoletti, nel 1818. Nel 1851, mentre si preparava una nuova decorazione della cappella, sotto gli strati di calce riemersero alcune porzioni delle pitture trecentesche.

La riscoperta del ciclo fu affidata al pittore e restauratore Gaetano Bianchi. La rimozione meccanica delle imbiancature, o descialbo, riportò alla luce le pitture di Giotto, ma provocò anche numerose abrasioni, graffi e perdite della pellicola pittorica. La successiva rimozione dei due cenotafi causò inoltre la perdita definitiva delle parti di affresco che si trovavano dietro i monumenti.

Secondo la concezione del restauro propria dell’Ottocento, Bianchi ricostruì le parti mancanti e uniformò le superfici con una diffusa patinatura a tempera. Per circa un secolo, l’immagine del ciclo Bardi coincise quindi in larga misura con questa interpretazione ottocentesca dell’opera di Giotto.

Tra il 1957 e il 1959 il soprintendente Ugo Procacci e il restauratore Leonetto Tintori affrontarono il problema secondo criteri profondamente diversi. Le ridipinture di Bianchi furono rimosse per recuperare quanto rimaneva della pittura originale; le integrazioni ottocentesche furono conservate separatamente per il loro valore documentario. Tintori intervenne soltanto con leggere velature sulle cadute della pellicola pittorica, lasciando invece a tinta neutra le grandi e piccole lacune dell’intonaco, circa cinquemila.

Questa scelta restituì autenticità alle pitture di Giotto, ma lasciò inevitabilmente il ciclo in uno stato molto frammentario. A oltre sessant’anni di distanza, il restauro avviato nel 2022 ha affrontato insieme due esigenze: garantire la conservazione dell’opera e migliorarne la leggibilità, senza cancellare le tracce della sua storia.

Le due grandi lacune lasciate dai monumenti ottocenteschi sono rimaste riconoscibili, perché testimoniano una perdita irreversibile legata a un preciso avvenimento storico. Le parti essenziali dell’architettura dipinta, vele, cornici e colonne, sono state ricostruite almeno nelle loro line essenziali con un tono più chiaro, immediatamente distinguibile dalla pittura originale. Le numerosissime piccole lacune e abrasioni sono state trattate con interventi calibrati, capaci di ridare continuità alla superficie pittorica senza ricostruire arbitrariamente ciò che è andato perduto.

L’immagine che oggi ci viene restituita permette così di comprendere meglio la straordinaria invenzione figurativa e spaziale di Giotto, mantenendo al tempo stesso visibili le vicende che hanno segnato il ciclo nel corso dei secoli.

Parole d'arte

Termine

Significato

Cenotafio

Monumento funebre commemorativo che non contiene le spoglie della persona ricordata.

Descialbo

Rimozione degli strati di calce applicati in passato sopra una superficie dipinta.

Pellicola pittorica

I sottili strati di colore che compongono l’immagine visibile sulla superficie dell’intonaco.

Patinatura

Applicazione di un sottile strato di colore diluito per uniformare l’aspetto di una pittura. Nel restauro ottocentesco poteva modificare sensibilmente la percezione dell’opera originale.

Lacuna

Parte della pittura o dell’intonaco che è andata perduta.

Velatura

Sottile strato di colore trasparente o semitrasparente, utilizzato per attenuare visivamente abrasioni e piccole mancanze  del colore originale.