Progetto Giotto

La cappella Bardi è forse la più celebre di Santa Croce per gli splendidi affreschi di Giotto che la decorano, un capolavoro assoluto della maturità dell’artista considerato il padre della pittura italiana.

I Bardi: banchieri e mecenati

Influente famiglia fiorentina di banchieri, i Bardi servivano principi e cardinali, contavano venticinque filiali in tutta Europa ed erano così proiettati fuori dei confini fiorentini da commissionare la decorazione della propria cappella a Giotto forse non solo per il suo talento, ma anche perché fiorentino di notevole fama celebrato da Dante.

Vi sono raffigurate le Storie di Francesco, basate sulla biografia redatta da Bonaventura da Bagnoregio, e vi troviamo la Rinuncia ai beni paterni, la Conferma della Regola francescana, l’Apparizione al Capitolo di Arles, la Prova del fuoco davanti al Sultano, la Morte di san Francesco, alcuni miracoli post mortem e san Francesco riceve le stimmate.

Solenni e composte, le storie del Santo – affrescate probabilmente intorno al 1325 – si svolgono sulle pareti con una grande chiarezza, che accresce la forza espressiva delle figure e l’intensità dei sentimenti che esse comunicano allo spettatore. Nelle scene l’architettura aiuta il fedele a immedesimarsi nell’umanità dei personaggi, tra i quali domina la figura di Francesco d’Assisi con la realtà dei suoi atti e della sua ricerca spirituale.

Giotto, "Morte di san Francesco, la cui anima viene portata in cielo dagli angeli; verifica delle Stimmate da parte dell’incredulo Girolamo", scena delle "Storie di san Francesco", 1317-1321 circa, affresco. Firenze, Santa Croce, transetto destro, cappella Bardi

Giotto, Morte di san Francesco, la cui anima viene portata in cielo dagli angeli; verifica delle Stimmate da parte dell'incredulo Girolamo, scena delle Storie di san Francesco, 1317-1321. Basilica di Santa Croce, transetto destro, cappella Bardi

La cappella Bardi e le sue vicende conservative

Le vicende conservative dei dipinti murali della Cappella Bardi sono piuttosto travagliate. A probabili infiltrazioni di acqua piovana e dissesti statici della struttura muraria verificatisi nel tempo, ad esempio quelli causati dal crollo del campanile nel 1512, sono seguite cicliche alluvioni del fiume Arno, che scorre vicino alla basilica di Santa Croce, e i cui danni hanno interessato la zona inferiore della cappella. Nel Settecento, inoltre, i dipinti furono coperti da intonaci e imbiancature. Le devastazioni più gravi, tuttavia, sono state causate nei primi anni dell’Ottocento dall’inserimento di due monumenti funebri sulle pareti della cappella, successivamente trasferiti in occasione della riscoperta del ciclo pittorico di Giotto, avvenuta fra il 1850 e il 1851. A questi anni risale il primo intervento di restauro affidato a Gaetano Bianchi, tra i più noti restauratori fiorentini dell’epoca, seguito a distanza di un secolo da un secondo intervento, realizzato da Leonetto Tintori, sotto la supervisione di Ugo Procacci, che rimosse completamente le integrazioni ottocentesche per riportare le pitture allo stato originale.

Indagini diagnostiche, svolte dall’Opificio delle Pietre Dure nel 2010, hanno evidenziato che i dipinti murali della cappella sono tuttora interessati da gravi fenomeni di degrado i quali, in alcuni punti, mettono a serio repentaglio sia la coesione della pellicola pittorica, sia l’adesione al supporto dell’intero spessore degli intonaci, compromettendo in modo progressivo aree sempre più ampie. I distacchi degli intonaci possono essere il frutto di antichi dissesti, ai quali i precedenti interventi di restauro hanno posto un rimedio solo parziale; le caratteristiche e la tipologia delle cadute di colore testimoniano, tuttavia, anche l'esistenza di fenomeni di solfatazione: un grave processo di alterazione della composizione stessa dell'intonaco, chiamato "il cancro del muro", segno che il degrado non è stato disinnescato e che rappresenta pertanto un pericolo concreto che sollecita un intervento urgente.

Il progetto Giotto

Il progetto di restauro durerà tre anni ed è stato affidato dall’Opera di Santa Croce all’Opificio delle Pietre Dure, una delle istituzioni italiane più rinomate nel mondo per le attività di restauro di opere d’arte e che in questi ultimi anni ha svolto approfondite ricerche per determinare lo stato di conservazione e le linee di intervento.

Il costo totale del progetto è di 800.000€ che possiamo raccogliere solo grazie a donazioni private, poiché per la nostra attività non riceviamo fondi dallo Stato né dalla Chiesa. Dobbiamo agire molto velocemente per salvare questo capolavoro, i ritardi impost dal Covid naturalmente hanno reso ancora più urgente e necessario questo intervento, ma ora non possiamo più aspettare e siamo pronti a ripartire: abbiamo solo bisogno di te e della tua generosità.