Giotto, "Morte di san Francesco, la cui anima viene portata in cielo dagli angeli; verifica delle stimmate da parte dell’incredulo Girolamo", particolare delle "Storie di san Francesco", 1317-1321 circa, affresco. Firenze, Santa Croce, transetto destro, cappella Bardi

Cappella Bardi

La cappella è dedicata a san Francesco e fin dalla sua origine è legata ai Bardi, potenti banchieri che in Santa Croce ebbero il patronato di quattro cappelle. La struttura architettonica risale alla prima fase di costruzione dell’attuale chiesa, e quindi al 1295-1310.

Probabilmente la decorazione venne commissionata da Ridolfo de’ Bardi a Giotto che la dipinse, certamente dopo il 1317 e forse entro il 1321, sintetizzando le Storie di san Francesco in sette scene: tre per parete, a cui si aggiunge il riquadro con le Stimmate sopra l’arcone visibile solo dal transetto.

Giotto, “San Francesco riceve le stimmate”, scena delle “Storie di san Francesco”, 1317-1321 circa, affresco. Firenze, Santa Croce, transetto destro, sopra l’arco d’ingresso della cappella Bardi
Giotto, Storie di san Francesco, 1317-1321 circa
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Due vetrate policrome integrano lo schema decorativo: la prima, sopra l’arcone, con lo stemma della famiglia Bardi, presenta tre coppie di santi francescani e papi. L’altra, dietro l’altare, non conserva più la vetrata realizzata per la cappella ma quella, sempre trecentesca, che proviene dalla cappella Velluti, ed è stata qui collocata dopo la seconda guerra mondiale.

Nel 1595 venne posta sull’altare la pala con Storie di san Francesco attribuita a Coppo di Marcovaldo. La tavola è stata spostata temporaneamente nel transetto in previsione del restauro degli affreschi di Giotto.

Coppo di Marcovaldo, “San Francesco riceve le stimmate”, scena di “San Francesco e venti storie della sua vita” (“Tavola Bardi”), 1245-1250, tempera su tavola. Firenze, Santa Croce, transetto
Coppo di Marcovaldo, San Francesco e venti storie della sua vita (Tavola Bardi), 1245-1250
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Intorno al 1613 venne eliminata l’antica cancellata che chiudeva la cappella e che ne evidenziava l’aspetto “privato”, secondo una visione tipica del mondo medievale.

I mutamenti nel gusto hanno lasciato segni evidenti nella cappella: nel Settecento gli affreschi furono coperti da calce e inoltre nel 1812 sulla parete sinistra fu murato il monumento funebre dell’architetto Giuseppe Salvetti, e nel 1818, di fronte, quello di Niccolò Gaspero Paoletti. 
Gli affreschi furono riscoperti intorno alla metà dell’800: i monumenti vennero rimossi e trasferiti nella cappella Salviati, e le pitture furono restaurate da Gaetano Bianchi, che integrò le parti danneggiate o completamente perdute. Questo intervento, del 1853, è ricordato da un’iscrizione a destra dell’altare. Nel 1958-1959, Leonetto Tintori condusse un nuovo restauro in cui furono recuperate le sole parti originali.